[00] 3G presenta 3G READS

Progetti fallimentari che provano a non esserlo

Mio nonno Giulio mi ha insegnato a leggere nell’estate dei miei tre anni, a Orbetello, seduta al tavolo della cucina a casa del suo amico Gustavo. Me lo ricordo come se non fossero passati trentacinque anni. Mio nonno aveva un modo di fare unico con me, che non sono mai riuscita a ritrovare in nessun altro: mi trattava come una sua pari, senza mai dimenticarsi che fossi una bambina. Una mattina mi ha guardata e, semplicemente, mi ha chiesto “Ma tu sai leggere?” – faceva sempre così, ogni tanto gli veniva in mente qualcosa, e con la più grande naturalezza mi chiedeva se fossi già in grado di farla, cosa che presupponeva il suo insegnarmelo in quel momento, nel caso la risposta fosse stata negativa. È stato così con la lettura, il nuoto, il pianoforte, il tennis, guidare la Vespa, qualsiasi cosa–. Quella mattina, su quel tavolo, si era messo a scrivere il nome degli ortaggi che avevamo intorno sul retro di alcuni scontrini. Nel mio ricordo, a “peperone” non avevo già nessun problema a riconoscere il significato di quei gruppi di lettere accostate. È stato lui a mettermi in mano i primi due libri che abbia mai letto: Il libro degli errori di Gianni Rodari e Marcovaldo di Italo Calvino.

Da quel giorno, la mia vita è stato un turbinio di parole, da leggere e da scrivere, due attività che sono arrivate insieme a cambiare la mia esistenza, e che neanche per un giorno non hanno occupato i miei pensieri e le mie mani – il mio altro nonno, uomo di scienza più che di lettere, era solito chiedere ai miei se per caso io fossi grafomane, ma questa è un’altra storia–.

Il mio rapporto con la lettura, col tempo, è diventato complesso e turbolento, vittima anche lui di un’ansia da prestazione che sono bravissima a sovrapporre a tutte le cose che amo fare e di cui mi sembra di portare addosso il peso della responsabilità. A un certo punto ho cominciato a sentirmi in dovere di fare qualcosa di questa attività, per natura intima e silenzione, di restituire qualcosa al mondo di quello che ho assorbito assorta tra le pagine. E questa restituzione mi appesantisce, tanto da abbandonare ciò che la provoca. E l’abbandono mi avvilisce, quindi, dopo poco, ricomincio a leggere. In loop. Come sempre.
Negli anni, ho imparato a capire un libro anche solo da frequentando ciò che gli sta attorno, come se fosse una magia. Ne colgo il senso, il contenuto, la lingua, senza aver bisogno di LEGGERLO (tutto maiuscolo). E quando, dopo aver completato il giro, mi tuffo tra le pagine, l’emozione è ancora maggiore, tanto che il dovere di condividere si trasforma nella voglia infinita di trasportare gli altri con me, lì dentro.

Un po’ di tempo fa ho aperto un profilo su Instagram per provare a dare una forma concreta a questo desiderio, e per provare a darmi una disciplina di lettura, ma, come prevedibile, finora è rimasto vuoto. Poi, domenica mattina, ho pensato di far unire le forze a questa newsletter, che per ora racconta solo la mia vita, e quel povero account deserto, per riuscire finalmente a sfogare la mia smania.

Così, nasce ufficialmente 3G READS, lo spinoff letterario di 3G, con una cadenza ancora più random di quella già totalmente a caso della newsletter. Arriverà dallo stesso indirizzo, ma con una numerazione diversa. Dentro ci sarà molta provincia americana, perché è ciò di cui amo più leggere. Non so quanto durerà, ma il pensiero che possa esistere mi piace. E in questo periodo, di cose che piacciono, ce n’è molto bisogno.


Questa è 3G READS, lo spinoff di 3G - Una vita lenta e obsoleta, la newsletter di Guia Cortassa. Se ti piace, con i bottoni qui sotto puoi commentare e condividere. Se invece vuoi dirmi qualcosa, rispondi all’email. Alla prossima!

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